Questa settimana abbiamo intervistato Carlo Mazza in occasione dell’uscita del suo libro “Lupi di fronte al mare” per l’editore e/o. L’intervista potete trovarla sul nostro blog, nella nuova sezione Video-interviste, o su youtube cliccando qui sotto:

Carlo Mazza - Lupi di fronte al mare - e/o

Questa settimana abbiamo intervistato Lorenzo Esposito in occasione dell’uscita del suo libro “Il prossimo villaggio” per Caratteri Mobili. L’intervista potete trovarla sul nostro blog, nella nuova sezione Video-interviste, o su youtube cliccando qui sotto:

 

Il prossimo villaggio - Lorenzo Esposito - Ed. Caratteri Mobili

 

Quanti libri esistono al mondo?

Quanti libri esistono al mondo?

Vi siete mai chiesti quanti libri esistono al mondo? Google potrebbe rispondere alla vostra domanda, ma la risposta ovviamente non sarebbe mai definitiva. Ad oggi ce ne sono circa 130.000.000, però, nonostante la crisi dell’editoria, il numero è sicuramente destinato ad aumentare. In realtà qualcuno di voi sicuramente si starà chiedendo come sia possibile che in tutto si siano prodotti soltanto 130 milioni di libri.

La questione qui, come si può leggere sul blog di google books, è sicuramente capziosa. Infatti le difficoltà sopraggiungono nel momento in cui dobbiamo capire è cos’è un libro. Google dichiara, ad esempio, di aver definito come “libri” anche le varie edizioni dello stesso testo, rendendo quasi la definizione di libro simile (se non uguale) a quella di tomo.

In realtà sul blog si può leggere come la volontà, di quello che ormai non è più solo il miglior motore di ricerca al mondo, sia stata quella di contare i codici ISBN (e i precursoli SBN), ma questo metodo non è andato a buon fine perché i codici sono stati applicati ai libri da circa metà anni 60 del 1900 e così non si sarebbero potuti contare molti testi.

La cifra quindi è destinata a salire sicuramente; che questo sia un bene o un male per la qualità dei testi scritti o per la loro diffusione non sappiamo dirlo, magari ognuno di voi avrà un’idea in merito e magari saprà darci degli spunti in tal senso.

Luca Romano

dirce scarpello

dirce scarpello

Siamo in compagnia di Dirce Scarpello, una scrittrice della nostra terra, nata a brindisi, che ci presenta il suo primo libro, angulus ridet, pubblicato con perrone editore.

Il libro parla di amore in tutte le sue declinazioni, dalla passione al timore ed in particolare lo attraversa nell’accezione della sconfitta. Le parole che sono all’interno del testo, sono nate per una spinta interiore? O dal desiderio di raccontare l’esperienza del mondo in cui vivi? Cosa ti ha spinto a scrivere un testo sull’aspetto talvolta tragico dell’amore con le sue conseguenze?

Come hai detto tu, mi ha spinto la voglia di raccontare come l’universo femminile, non so se avrai visto, sono tre figure femminili estreme, completamente diverse l’una dall’altra, che ovviamente in una donna comune non esistono così estremizzate, ma probabilmente convivono in tutte le donne; questo aspetto della donna che si annulla nell’amore, o nella donna che al contrario utilizza le altre persone e non vuole avere legami affettivi, come la violetta, o viceversa la donna più accomodante, più accogliente, qual è la Mimì, che invece è la grande madre di tutto.

Queste sono donne estreme che tutto soffrono effettivamente per amore, però non è un romanzo di amore in senso classico, come hai detto tu è un amore che purtroppo è sconfitta. Forse a monte c’è la sensazione della donna di essere comunque fallita se non raggiunge un obiettivo amoroso; quindi molto spesso queste donne si auto-svalutano, non riescono ad avere degli atteggiamenti positivi e propositivi all’esterno e quindi la loro autostima ne risente se non hanno delle storie d’amore a lieto fine. Ma la realtà non è mai così. Quindi c’era la voglia di raccontare queste donne estreme.

Gli intrecci presenti nel tuo testo sono spesso indistricabili, le vite dei personaggi e dei protagonisti si legano le une alle altre in maniera assolutamente indissolubile e il lettore man mano che procede nella lettura si accorge di come tutto all’interno del libro sia connesso. Magari anche attraverso una forza che molti definiscono destino. Tu che peso hai dato a questo aspetto nel tuo romanzo? E anche nella tua vita, perché no?

No nella mia vita, invece, sono più orientata all’idea che ognuno di fa da se il suo destino, quindi meno fatalista. Naturalmente siccome l’intreccio era complesso, c’era anche un giallo da risolvere, c’era un elemento misterioso, diciamo che non potrebbe essere classificato come un genere classico nel giallo, è un intreccio di generi e quindi naturalmente molte cose erano funzionali ad un andamento della storia. Naturalmente se noi poi ci allontaniamo dalla trama ci rendiamo conto che molte cose non sono plausibili, però credo di essere riuscita a portare il lettore a crederci, cioè averlo trascinato in questo mondo parallelo in cui lui si affida a quello che dico, poi magari quando chiuderà l’ultima pagina, sarà disincantato e dirà va beh ma non è possibile. Però finché arriva alla fine, credo di averlo trascinato.

angulus ridet

angulus ridet

Nel testo tu utilizzi spesso il corsivo per dar voce ai protagonisti del racconto e all’interno del romanzo suddividi i capitoli di una protagonista con l’altra, sino quasi a metà della narrazione. La ricerca dello stile espositivo, è un aspetto che tu hai curato? Ci hai lavorato molto? Quanto pensi sia importante l’attenzione degli scrittori nei confronti della ricercatezza del linguaggio?

L’utilizzo del dialogo interiore era fondamentale per ficcarmi dentro la testa di questi due personaggi, e per far sì che il lettore fosse quasi ossessionato da questa voce, da questi loro pensieri, da questo loro sentire. Quindi forse per alcuni può risultare pesante, per altri accattivante questo modus operandi. Poi quando questi due personaggi, diciamo che queste due linee parallele arrivano ad una convergenza, cosa che è impossibile, però comunque nel romanzo lo è, in quel momento diciamo che questa voce viene messa un po’ in sordina e si sviluppa di più la trama misteriosa e gialla, dobbiamo dire che c’è un mistero che alla fine comunque sarà svelato in qualche modo.

E non c’è l’happy ending, questo lo diciamo se no sembra il solito giallo, che il cattivo…

Invece per quanto riguarda la ricercatezza del linguaggio, tu fai un lavoro approfondito o ti viene naturale?

Un po’ mi viene naturale, però forse in alcuni punti è anche un po’ troppo ricercato, nel senso che probabilmente se dovessi scrivere qualcos’altro cercherò di essere un po’ più concreta, in quello che sto scrivendo ora utilizzerò uno stile meno ricercato, più immediato. Perché trovo che la ricercatezza è bella, però in alcuni punti può togliere immediatezza.

Ci sono scrittori ai quali ti ispiri o che comunque senti di consigliare a chi si avvicina al mondo della scrittura?

Io credo che ognuno poi possa trovare lo scrittore che sente più affine, l’importante, per tutti scrittori e non scrittori, è leggere molto. Credo sia indispensabile, anche perché a prescindere dal fatto se uno scriva o meno, leggere ti fa acquisire il senso critico nei confronti, non semplicemente e soltanto della realtà sociale nella quale sei inserito, ma anche nei confronti dei sentimenti, del mondo di esporsi agli altri. Credo sia importante in questo, comunque i miei scrittori preferiti sono la Isabelle Allende, la Mazzantini. Mi sento più affine a questo genere, ma ovviamente si legge di tutto.

Che difficoltà hai trovato, ma anche note positive, nel lavorare con una piccola casa editrice?

Le difficoltà sono nel problema della distribuzione e diffusione che ovviamente è limitata e relativa, c’è però una rapporto diretto e immediato con la casa editrice, con gli editor; da questo punto di vista ti senti parte di una piccola grande famiglia. Naturalmente si deve incominciare da qualche parte e quindi da questo punto di vista sono soddisfatta.

Dirce noi ti ringraziamo per questa visita, grazie per questa chiacchierata, però io ho un’ultima curiosità, esiste veramente questo angulus ridet?

Si, naturalmente ho completamente stravolto e distorto, però è un posto della mia infanzia, infatti le persone più vicine a me che l’hanno letto l’hanno riconosciuto e hanno sofferto insieme a me per il ricordo di un posto che non è più nostro.

Va bene Dirce noi ti ringraziamo ancora, in bocca al lupo per il futuro.

Silvia Dai Prà, Quelli che però è lo stesso, Laterza, pp. 168, 10,00€

Silvia Dai Prà, Quelli che però è lo stesso, Laterza, pp. 168, 10,00€

Silvia è una di quelle con un’ammirebole media del nove al liceo, una di quelle che vince dottorati di ricerca all’estero, una di quelle da cui ci si aspetta una carriera straordinaria, magari da ambasciatrice o da critico letterario. E invece Silvia è un’insegnante di lettere, o meglio, lo è appena diventata. Spedita ad Ostia, in un orrendo ecomostro, istituto professionale, popolato da fascistelli analfabeti, truzzi e  ragazze sovrappeso piene di glittere su occhi e labbra. Anche gli insegnanti dell’istituto non sono molto meglio: scansa fatiche, arresi, ottusi, totalmente disinteressati al futuro dei loro alunni. Qui Silvia passa il suo primo anno da insegnante, tra echi pasoliniani contaminati da frasi alla Moccia, tra spiagge grigie e risse che finiscono male. Uno scenario che potrebbe fai venire la tentazione di lasciare che tutto continuiad andare a rotoli. E invece no. E sì, perché la prof. Silvia sarà pure ‘na pischelletta (come la definiscono i suoi ragazzi), ma è una che non molla, non si arrende. Riuscirà a sentire recitare a memoria Saba o a vedere (e rabbrividire per questo) ragazzi infilare i libri di Pasolini e della Morante negli zaini con sopra scritto lazio merda. Un piccolo libro, con un grande spaccato di scuola, della scuola continuamente sottopostoa ad attentati da parte del nostro ministro Gelmini. Un anno reale, duro ed anche commuovente. Certamente consigliato.

Ilenia Caito

Sabotaggio d'amore - Nothomb Amélie , € 7,50, 124 p., ed.Guanda

Sabotaggio d'amore - Nothomb Amélie , € 7,50, 124 p., ed.Guanda

Amèlie è figlia di un diplomatico e all’età di 7 anni, a causa del lavoro di suo padre è costretta non solo a cambiare casa, ma anche stato. Dal Giappone alla Cina. Fa presto a capire le differenze tra il paese da cui viene e quello in cui è precipitata: la Cina è orribile, ci sono strani fiori con la corolla girevole che producono tantissima aria, in arte dei ventilatori. L’unica nota positiva è che ha a disposizione una specie di ghetto in cui sono reclusi tutti i bambini figli di diplomatici come lei. Il gioco preferito è quello di tutti i bambini del mondo: fare alla guerra. I nemici sono sempre i tedeschi, perché nonostante quello che dicono gli adulti, la guerra non è mai finita. La lotta è durissima e le punizioni per i prigionieri sono anche peggio.

Un giorno però qualcosa cambia, Amèlie si innamora di Elena, una bellissima bambina italiana. L’innamoramento è uguale a tutte le età e dunque fa di tutto per catturarne l’attenzione. Elena però non sembra particolarmente affascinata da Amèlie, anzi ricambia le attenzioni di un maschietto. Amèlie non se ne capacita, solo le bambine sono perfette. A questo punto decide di adottare l’adulta ed inflazionata tecnica dell’indifferenza: Elena torna ad interessarsene.

Non vi racconto la fine, ma vi dico che è un piccolo e prezioso romanzo, sul mondo dei bambini, travestiti da adulti. Ironico, giocoso ed estremamente piacevole.

Ilenia Caito

Marìa Novo, Vivere Slow, Dedalo edizioni, Bari 2011, pp. 134,  € 14,00

Marìa Novo, Vivere Slow, Dedalo edizioni, Bari 2011, pp. 134, € 14,00

Vivere slow è un libro che non si può fare a meno di leggere con calma. Ci sono circa 18 paragrafi da poche pagine l’uno, intervallati da pagine bianche e pagine con piccoli testi da 3 righe l’uno. È un libro per chi ha tempo e desidera averne ancora per vivere la propria vita con calma. La narrazione di Maria Novo non è organica all’interno del testo, ogni paragrafo può essere letto quasi autonomamente, tuttavia ogni pagina è cucita all’altra con il filo della tranquillità di vivere senza fretta. La spiegazione sul perché è meglio vivere lentamente, in effetti, si ripete all’interno del testo stesso, fornendo la sensazione al lettore di un riecheggiare dello stesso principio, all’interno del testo, dall’inizio alla fine. Nonostante tutto, la Novo, si dedica anche alla narrazione di esempi di “vita tranquilla”, citando spesso incontri con suoi amici, viaggi in Italia o anche semplici pranzi o cene, facendo quasi finta che il lettore sia un suo amico di lungo corso.

È un testo particolare che consigliamo a chi passa la propria vita con calma e a chi sta trascorrendo un periodo di intenso ottimismo.

Luca Romano