Gelosia è difficile definirlo un romanzo nel senso ortodosso del termine, è più che altro un racconto lungo. Gran parte della vicenda si svolge all’interno della residenza dei principi Germantesun, in incontro mondano. Proust mette a nudo, attraverso questo escamotage, i comportamenti e le debolezze di una classe sociale stanca e sottomessa ai dettami dell’apparenza e del possesso. Il titolo del libro è appunto gelosia, e l’autore ce ne mostrerà le su sfaccettature più lievi sino all’invidia e alla delusione.

In questo libro, lo scrittore fa un uso particolare delle parole, talvolta con neologismi, talvolta giocandoci, tanto che  a volte costringe la traduttrice stessa a piccole note a margine, che aiutano il lettore nel comprendere l’attenzione dell’autore alla cura non solo del testo, ma di ogni singolo vocabolo.

Proust è sicuramente uno scrittore che va letto, il suo modo di narrare particolare è difficilmente riscontrabile in altri autori, la consapevolezza con la quale muove la penna sul foglio è un aspetto di delicata magnificenza.

 

Luca Romano

Silvia Dai Prà, Quelli che però è lo stesso, Laterza, pp. 168, 10,00€

Silvia Dai Prà, Quelli che però è lo stesso, Laterza, pp. 168, 10,00€

Silvia è una di quelle con un’ammirebole media del nove al liceo, una di quelle che vince dottorati di ricerca all’estero, una di quelle da cui ci si aspetta una carriera straordinaria, magari da ambasciatrice o da critico letterario. E invece Silvia è un’insegnante di lettere, o meglio, lo è appena diventata. Spedita ad Ostia, in un orrendo ecomostro, istituto professionale, popolato da fascistelli analfabeti, truzzi e  ragazze sovrappeso piene di glittere su occhi e labbra. Anche gli insegnanti dell’istituto non sono molto meglio: scansa fatiche, arresi, ottusi, totalmente disinteressati al futuro dei loro alunni. Qui Silvia passa il suo primo anno da insegnante, tra echi pasoliniani contaminati da frasi alla Moccia, tra spiagge grigie e risse che finiscono male. Uno scenario che potrebbe fai venire la tentazione di lasciare che tutto continuiad andare a rotoli. E invece no. E sì, perché la prof. Silvia sarà pure ‘na pischelletta (come la definiscono i suoi ragazzi), ma è una che non molla, non si arrende. Riuscirà a sentire recitare a memoria Saba o a vedere (e rabbrividire per questo) ragazzi infilare i libri di Pasolini e della Morante negli zaini con sopra scritto lazio merda. Un piccolo libro, con un grande spaccato di scuola, della scuola continuamente sottopostoa ad attentati da parte del nostro ministro Gelmini. Un anno reale, duro ed anche commuovente. Certamente consigliato.

Ilenia Caito