Olga Campofreda, caffé Trieste, perrone editore, pp 126, 10€

Olga Campofreda, caffé Trieste, perrone editore, pp 126, 10€

Caffè trieste non è il solito libro sulla beat generation. La scrittrice non ci racconta un mondo magnifico, forse mai realizzato, ma decantato da famosi scrittori come Keruac, Ginsberg e appunto Ferlinghetti. Olga Campofreda ha fatto un viaggio che inizia in italia e ci porta sul tavolino di un bar, non un bar a caso, ma il caffè Trieste, nel cuore di San Francisco. Il libro non verte sulla figura dei beat, ma sul viaggio fatto dalla scrittrice, sui suoi incontri, sulle 9 ore di camminata fatta sotto il sole per guardare una spiaggia, sino al tanto atteso incontro.
Un bel libro intervallato da citazioni di poesie dello stesso Ferlinghetti, porta alla alla breve, ma intensissima conversazione con lo scrittore italo/americano. La lettura è piacevole, le vicende della narratrice leggere ed accoglienti non sembrano mai superflue e la conversazione con il poesta impreziosisce di molto questo bel testo. il consiglio è di fermarvi in una libreria e di comprarlo, noi vi lasciamo con una piccola citazione “I poeti dovrebbero indossare un cappello nero di lutto e incominciare a dire le cose come stanno”.
Luca Romano
Michele Lupo, I fuoriusciti, stilo editrice, bari 2011, 10€, pp. 132

Michele Lupo, I fuoriusciti, stilo editrice, bari 2011, 10€, pp. 132

I fuoriusciti, oltre ad essere il titolo di questo romanzo, è un filo che lega le parole di questo libro, una ad una. Sono sei racconti che narrano le vicende di un babysitter, di un prete, di un ex ragazzo del sud italia, di una poetessa distrutta ed altri personaggi che riescono a descrivere al lettore un punto di vista particolare sulla società. La lettura è scorrevole e semplice nell’esprimere il disagio che questi personaggi vivono nel rapportarsi, ognuno a suo modo, ad un mondo che non sentono proprio, un mondo che li costringe a reinventarsi e ad adattarsi. Michele Lupo riesce attraverso questi sei racconti a far venir voglia al lettore di porre più attenzione nei confronti di chi non è inserito nei binari imposti. É il mondo reale quello che viene narrato, senza invenzioni di sorta o grandi avvenimenti, sono le persone comuni a prender vita, un po’ quelle a cui ci aveva abituato Bukowski, senza tuttavia la disperazione che distingueva quei personaggi emarginati e respinti dalla società stessa. Qui l’operazione dell’autore è più che altro quella di rappresentare i bordi, i confini della società, la linea che divide il mondo “giusto” da quello “sbagliato”.

Luca Romano