Ho, dopo molti dubbi, deciso di descrivere, i problemi del sistema editoriale pugliese, secondo me. Probabilmente chi mi conosce ne è già a conoscenza, ed è anche probabile che non interessi a nessuno il mio parere, però questo non mi impedisce di scriverlo, visto che tutti (sopratutto gli editori) si piangono addosso e non riescono a trovare una via d’uscita alla crisi nera di cui sempre parlano, ed io penso sia molto più vicina di quel che pensano.

I punti di partenza per una analisi dovrebbero essere dei dati, ma li utilizzerò il meno possibile. Sappiamo tutti che si vendono pochi libri, che l’età media dei lettori è abbastanza alta e sopratutto che la gente quando è in libreria preferisce comprare libri delle grandi case editrici.

Appurata questa catastrofe, forse è il caso di chiedersi perché questo accade. Iniziamo punto per punto. Il secondo, l’età dei lettori, ci accorgeremo che rientra nel primo, sono entrambi dati apparenti e falsi.

Si vendono pochi libri. Bene è probabile, ma si vendono pochi libri in assoluto, o si vendono pochi libri in proporzione ai libri che si producono?

Forse ora, però, è il caso di rifarci un po’ ai dati dell’AIE del 2010, gli ultimi disponibili. I lettori (di almeno un libro all’anno) sono aumentati nel 2009 di 800 mila rispetto all’anno precedente per un totale di 25 milioni, e sono ancora in aumento nel 2010, e sicuramente lo saranno nel 2011. è un andamento positivo e quindi già ci si dovrebbe lamentare meno da questo punto di vista.

Il 15,2% dei lettori legge almeno un libro al mese, è un dato decisamente positivo che dimostra la falsità del fatto che non ci siano lettori. I lettori ci sono, questo possiamo darlo per certo.

In più il 57% dei lettori è tra 15-19 anni. Un pubblico giovane e che utilizza anche le nuove tecnologie.

Ora forse dovremmo capire se tutti questi lettori, assidui o meno, giovani o meno, abbiano voglia e tempo di leggere tutti i libri che vengono prodotti.

Nel 2008 sono stati prodotti 58 mila i titoli in 213 milioni le copie. Le copie forse ci interessano meno, ma se dovessimo, per caso, soffermare sul quantitativo di testi prodotti, capiremmo, non troppo difficilmente, che una persona non può leggere 58 mila libri. Ne sceglierà uno, forse due al mese che per dodici mesi porta massimo a 24, volendo essere buoni, 30 libri l’anno. Certo ognuno può scegliere 30 libri diversi, ma secondo me, e non solo, la sproporzione è tutta lì.

Vengono prodotti troppi libri. Allora la domanda che dobbiamo farci è: perché vengono prodotti così tanti libri?

La risposta è semplicissima, perché ci sono tantissime case editrici. Allora spostiamo il tiro, perché ci sono così tante case editrici? Anche a questa domanda la risposta è molto semplice, perché ci sono più scrittori che lettori, c’è più gente che vuole pubblicare che gente che abbia voglia di leggere, e spesso coloro che pubblicano, non hanno nemmeno voglia/tempo/capacità di leggere libri.

Qual è la soluzione a questo problema quindi? La soluzione è semplicissima, le case editrici dovrebbero selezionare il materiale e pubblicare solo il meglio, svolgere accurate ricerche per spingere chi è capace di scrivere a pubblicare e far fuori chi non è capace. Non tutto deve essere pubblicato, invece le case editrici, rinunciando allo spirito editoriale, hanno deciso di farsi pagare per pubblicare qualunque elenco di parole che gli venga posto sotto il naso. Tutto. Hanno intasato il mercato e adesso hanno anche il coraggio di lamentarsi. Tuttavia la lamentela è sacrosanta e nessuno permetterà loro di non farlo, però avere una casa editrice dovrebbe comportare dei rischi da parte dell’editore, delle scelte qualitative e una capacità di produrre libri, non robaccia rilegata.

Detto questo passerò ad analizzare il terzo punto: perché la gente quando è in libreria preferisce un libro di una grande casa editrice?

La risposta che sicuramente, se parlerete con un editore, vi sarà data è: perché il sistema di distribuzione ci taglia fuori e noi non possiamo far altro che arrivare poco e male nelle librerie pugliesi. Bene è una lamentela sicuramente vera, non ho i mezzi (né tempo e voglia) per dimostrare che in realtà non è proprio così, però è una lamentela che forse sarebbe andata anche abbastanza bene 10 anni fa. Forse anche 5, ma oggi non può essere assolutamente così.

In primo luogo esiste internet, esiste la vendita su grandi gruppi online (la dimostrazione è che Amazon incrementa il suo mercato annualmente e non vende solo grandi titoli e sbaglierebbe a farlo. Dietro ci sono esperti di economia e vendere solo grandi titoli taglierebbe le piccole nicchie – vedi coda lunga di Chris Anderson, evidentemente sconosciuto ai lamentosi editori pugliesi – che compongono metà del mercato di vendite) ed esistono molti e innovativi sistemi di comunicazione.

Allora perché la gente sceglie i libri delle case editrici famose? Perché fondamentalmente si fida. Perché difficilmente il libro di una casa editrice famosa sarà brutto, potrà essere più commerciale o meno commerciale, ma il lettore, che legge perché ha questa passione, conosce il problema dell’editoria, è a conoscenza del fatto che tra i libri delle piccole ci sono libri autoprodotti e non correre il rischio. Il lettore compie un atto di fiducia, spende dai 10 ai 20, magari anche più, euro e vuole trovare un buon testo con una bella storia, un bello stile e tutto il resto. Il lettore vuole un libro, non un elenco di parole e non vuole correre il rischio.

Certo ci sono buoni libri anche nelle piccole case editrici locali, ma mi dispiace per loro, pagano l’incompetenza e l’incapacità delle case che pubblicano testi finanziati dagli autori.

La via d’uscita a questa soluzione è data solo ed esclusivamente dalla comunicazione che può compiere una casa editrice, vecchia o nuova, che sia improntata sullo stile, con un riposizionamento del marchio, se vecchia, o con una comunicazione che possa creare un rapporto di fiducia tra la casa editrice e il lettore.

In secondo luogo ci dovrebbe essere un po’ più di “cattiveria” da parte dei critici letterari locali, che pur essendo amici di tutti, devono cercare di far capire, alla fine di una recensione o di un articolo, se un testo è realmente buono o se è buono perché l’autore è un amico del giornalista.

Il terzo luogo ci dovrebbe essere una presenza decisa e netta delle case editrici sul web, con sostegno agli autori. È necessario non ignorare il web, perché nonostante sia una frontiera nuova (definizione che piace tanto agli over60) la realtà dimostra che è una frontiera contemporanea e dalla quale non si può più prescindere. Non è possibile parlare di web con un editore e sentirsi rispondere che non crede tanto nell’ebook. Nell’ebook tu puoi anche non crederci affatto (!?!), ma il web non è l’ebook. C’è una comunicazione che permetterebbe ad un qualsiasi libro di esser conosciuto e quindi richiesto ed acquistato. Bisogna creare un rapporto con i lettori. Ma su questo forse tornerò a parlarne in futuro con una analisi dedicata solamente alla comunicazione delle case editrici.

In questa breve (anche se per il web molto lunga) relazione spero di aver affrontato almeno i temi principali dell’editoria e spero di aver convinto qualcuno, magari non gli editori, di quali siano i problemi reali, dal fatto che non è vero che non si vedono libri, (forse i dati sulla Puglia sono lievemente inferiori al nazionale, ma non c’è grande differenza, i lettori ci sono!) al fatto che gli editori che piangono sono generalmente quelli che si fanno pagare per pubblicare (problema già molto noto), al fatto che nessun editore in Puglia sia in grado di usare il web in maniera corretta e di compiere una adeguata comunicazione web.

Spero di non esser stato troppo cattivo, ma a volte è necessario guardare i problemi in faccia e cercare di trovare una soluzione. Ovviamente non ce l’ho con un editore in particolare, ormai ho la fortuna di conoscerne molti, ma se sentite e credete d’esser coinvolti in questa “critica” forse siete il problema di cui ho parlato, magari no.

Luca Romano

ps. nel ps volevo semplicemente dire che oltre tutto questo marasma di autopubblicazioni e comunicazioni sbagliate ci sono case editrici, vecchie e nuove, che pubblicano libri di ottima qualità e che iniziano a muoversi anche abbastanza bene, e per quanto possa contare il mio parere, volevo fare i complimenti a queste persone che se mi leggeranno sapranno che non mi rivolgo a loro. Anche se anche loro avrebbero qualcosa da migliorare🙂

*i dati citati sono del Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2010 a cura dell’Ufficio studi di AIE