Torino

Torino

Ho riletto i due articoli che ho scritto per ‘Inchiostro’ dal Salone del Libro e ne sono rimasta scandalizzata, oltre ad aver provato un profondo senso di vergogna. Ecco cosa succede a mettersi davanti a un computer dopo una giornata tremendamente stancante e a non essere abbastanza lucida da scrivere due parole in fila digitando i tasti giusti! Mi scuso con quanti li hanno letti, solidarizzo con quelli che hanno riso di me e ringrazio chi li ha apprezzati dicendo che le mie ‘cronache’ li han fatti sentire là con me.

Ho una buona e una cattiva notizia. Inizio dalla cattiva: sto scrivendo questo pezzo comodamente seduta alla mia scrivania, ergo questo significa che sono tornata in terra di Puglia e mi sono lasciata Torino e il Salone alle spalle (la saudade mi sta divorando). La buona notizia è che avrò tutto il tempo di rileggere queste righe almeno due volte e di trovare e correggere tutti gli inevitabili errori di battitura che farò.

Premetto che ho peccato: domenica non sono stata a Salone, ma ho preferito visitare Torino, macinando chilometri a piedi e vedendo e fotografando tutto quello che potevo e memorizzando ancora di più (specie quando la batteria della mia fotocamera mi ha abbandonata sul più bello). Pertanto la prima parte di questo articolo non riguarderà strettamente il Salone; il che significa che quanti non fossero interessati a leggere del mio delirio turistico possono scorrere la pagina alla ricerca del punto esatto in cui inizia un resoconto generale della manifestazione.

Domenica 15 maggio mi sono buttata nelle braccia di una città che – più d’uno avrà capito – io amo più di ogni altra. Ho cercato e ritrovato luoghi che avevo vissuto undici anni fa, quando da liceale visitai il capoluogo piemontese per la prima volta.

L’obiettivo stavolta era uno e uno solo: il Museo Nazionale del Cinema. Sono una cinefila (tra le tante altre assurde cose che sono), ebbene sì e non sarei potuta ripartire da Torino se non avessi visitato un luogo che, nella mia immaginazione, ha la stessa forma del Paradiso. Sì, se l’Aldilà esiste e io mi sono guadagnata un posto fra i giusti, vorrei che fosse allestito esattamente così.

Non starò qui a raccontarvi ogni dettaglio del Museo, perché potrei tediare i poco interessati alla materia, ma soprattutto non avrei parole per descrivere l’emozione che ho provato nel trovarmi davanti le sceneggiature originali di ‘Psycho’ e di ‘Citizen Kane’, nell’urlare e saltare impudicamente difronte alla maschera di Darth Vader (sono una nerd, lo avevo già detto) e commuovermi guardando le foto di scena di ‘Metropolis’ (due giorni prima mi era successo anche al Lingotto, vedendo la prima edizione de ‘La coscienza di Zeno’ di Italo Svevo).

Però confesso di aver provato una gran delusione quando non ho trovato traccia dei Fratelli Marx in tutto il Museo, né di aver visto contemplato un grande classico come ‘Nosferatu’ nella sezione horror. Sono affronti che noi cinefili non meritiamo.

Il giro al Museo del Cinema è durato credo tre ore, ma più probabilmente ho perso la cognizione del tempo e dello spazio e quando mi sono accorta di aver visto proprio tutto mi ha assalito una gran malinconia. La Mole Antonelliana, però, riservava ancora una sorpresa: il suo ascensore panoramico mi ha portato su, su, su, fino a oltre 167 metri d’altezza. Da lassù la vista di Torino circondata dalle Alpi e attraversata dal Po mozza il fiato e non solo perché soffro di vertigini (che in questa particolare occasione non mi hanno ostacolata).

Quando alle tre del pomeriggio io e la pazientissima collega Angela (che ha assistito per tutta la mattina al mio imbarazzante e infantile comportamento, mi ha vista parlare da sola davanti a una teca contenente dei disegni originali di ‘Fantasia’ di Walt Disney e mi ha scattato decine di foto), abbiamo abbandonato la Mole puntando verso il fiume. Non si può andare a Torino e non vedere il Po! Se penso che ho passato la domenica pomeriggio sul lungofiume, assistendo a una gara di canottaggio e poi passeggiato per un parco adiacente e visitato chiese barocche e attraversato strade chiuse al traffico e piazze immerse in un sole quasi estivo, il tutto abbellito da centinaia di tricolori che vestivano Torino a festa… Beh, se penso a tutto questo e lo confronto con la mia realtà di tutti i giorni (il traffico scomposto di Bari, il rumore dei clacson immotivati ai semafori, gli omoni panciuti con una bottiglia di Peroni nelle mani sdraiati al sole sul Lungomare), mi viene uno scoramento che mi fa venire voglia di tornare là e non andarmene mai più! Lo so, tutto quello che ho detto di Bari fa parte del suo folklore, ma che posso farci se nell’animo sono una nordica con la puzza sotto il naso?

A sera è stato il momento di incamminarci verso il bus navetta che ci avrebbe riportati tutti in aeroporto. Volo impeccabile, tranne per una leggera turbolenza durata sì e no cinque minuti. Stavolta niente vuoti d’aria, niente fastidioso rombo dei motori (o forse mi ci ero semplicemente abituata), solo un atterraggio un po’ ‘aggressivo’. L’Italia dall’altro, di notte, fra le nuvole strappate che lasciano intravedere le luci di città che da lassù non hanno nome, trasmette una grande emozione… Sembrerebbe proprio un bel Paese, il nostro, da lassù!

A questo punto dovrei iniziare un resoconto generale del Salone del Libro, o per lo meno questo è nelle mie intenzioni. Mi sono resa conto (che stupido gioco di parole, resoconto/resa conto; ma non ho voglia di trovare un sinonimo appropriato per debellarlo), però, di essermi dilungata un po’ troppo e forse potrei risultare eccessivamente lunga e noiosa. Sapete che vi dico? Che se ‘Inchiostro’ me lo permette, io rimanderei il tutto a domani, con una quarta e ultima puntata! Me lo permetti, ‘Inchiostro’?

Lo so, ho fatto uno scherzetto a quelli cui non interessava un bel niente del Museo del Cinema e di Torino, ma è il prezzo da pagare per non amare le cose belle. E Torino è una cosa bella.

Angela Pansini