Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, 604 pp, 14€

Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, 604 pp, 14€

Quando è uscito questo libro, la maggior parte di quelli che lo hanno letto hanno gridato al capolavoro. Io che sono una che vive le sue letture in maniera più passionale che razionale, non ne sono rimasta particolarmente colpita. E’ la storia di una famiglia americana media, alla deriva, in preda alla solitudine e all’egoismo. I vecchi coniugi Lambert vivono nel Midwest  americano ignorando i sintomi della loro età e di un matrimonio deludente: Alfred ha il parkinson, ma non vuole ammetterlo, Enid ha costruito una famiglia tuttaltro che perfetta, ma non vuole ammetterlo. L’unico scopo della vita della signora Lambert sembra esser divenuto radunare per un «ultimo» Natale i suoi tre figli allevati secondo i valori dell’America del dopoguerra, che li correggesse ogni qualvolta si allontanavano da ciò che è «giusto». Solo che i figli di Enid e Albert vivono lontani da casa: Gary, dirigente di banca, vittima della depressione e di una moglie immatura, Denise, chef di successo che conduce una vita privata discutibile secondo i Lambert e Chip che ha perso il posto all’università per «comportamento sessuale scorretto».
Jonathan Franzen in questo libro delinea i tratti essenziali della crisi della famiglia nella società odierna: il divario ideologico tra le generazioni; l’ansia dei figli di affermarsi individualmente, temendo così di deludere i genitori che hanno la pretesa di orientare la loro vita. Il destino beffa tutti ovviamente vanificandone completamente le aspettative.

Si finisce così per correggere non più la propria vita in base ai propri valori, ma adattando i propri valori in base alla vita che ci è capitata.

E’ un romanzo che certamente dimostra una rara maestria nell’arte della scrittura e dello stile narrativo, ma resta a mio parere un po’ freddo e poco appassionante. Il merito che certamente devo riconoscergli è quello di farti sentir parte integrante di questa famiglia americana, tanto che quando finisci di leggerlo ti viene voglia di alzare la cornetta, chiamare Denise e chiederle cosa cucinerà il prossimo Natale.

Ilenia Caito