Silvia Dai Prà, Quelli che però è lo stesso, Laterza, pp. 168, 10,00€

Silvia Dai Prà, Quelli che però è lo stesso, Laterza, pp. 168, 10,00€

Silvia è una di quelle con un’ammirebole media del nove al liceo, una di quelle che vince dottorati di ricerca all’estero, una di quelle da cui ci si aspetta una carriera straordinaria, magari da ambasciatrice o da critico letterario. E invece Silvia è un’insegnante di lettere, o meglio, lo è appena diventata. Spedita ad Ostia, in un orrendo ecomostro, istituto professionale, popolato da fascistelli analfabeti, truzzi e  ragazze sovrappeso piene di glittere su occhi e labbra. Anche gli insegnanti dell’istituto non sono molto meglio: scansa fatiche, arresi, ottusi, totalmente disinteressati al futuro dei loro alunni. Qui Silvia passa il suo primo anno da insegnante, tra echi pasoliniani contaminati da frasi alla Moccia, tra spiagge grigie e risse che finiscono male. Uno scenario che potrebbe fai venire la tentazione di lasciare che tutto continuiad andare a rotoli. E invece no. E sì, perché la prof. Silvia sarà pure ‘na pischelletta (come la definiscono i suoi ragazzi), ma è una che non molla, non si arrende. Riuscirà a sentire recitare a memoria Saba o a vedere (e rabbrividire per questo) ragazzi infilare i libri di Pasolini e della Morante negli zaini con sopra scritto lazio merda. Un piccolo libro, con un grande spaccato di scuola, della scuola continuamente sottopostoa ad attentati da parte del nostro ministro Gelmini. Un anno reale, duro ed anche commuovente. Certamente consigliato.

Ilenia Caito