Giustina Porcelli è illustratrice, soggettista e sceneggiatrice di fumetti: lavora per l’editoria italiana e francese da molti anni (Walt Disney, Giochi preziosi, Panini…solo per citarne alcuni). Morellini Editore ha già pubblicato 101 motivi per non smettere di guardare Beautiful e Come imparare a dire No e vivere meglio. Ha inoltre curato Beautiful – la storia completa uscito presso Giunti nel 2009. La prima donna è il suo primo romanzo.

Leggo dalla quarta di copertina:

Cosa significa nascere bambino e diventare donna nell’arco di una sola vita, in un paese del sud italia negli anni 80? Gabriele, Lele, Gabriel, Gabry quattro anime in un unico corpo. Con quali segreti e quante sofferenze è necessario convivere per trasformare un corpo nella propria dimora? Ispirato da una storia vera.”

Si capisce subito che l’argomento che hai scelto di trattare, non è semplicissimo. Quindi la prima domanda, che sorge spontanea è: dopo libri tendenzialmente leggeri e di svago, perché hai scelto di affrontare proprio un tema così delicato e in che modo ti ci sei posta?

Intanto grazie dell’invito e della possibilità di parlare del romanzo e di questo argomento. Per rispondere alla tua domanda, diciamo che avendo scelto come canale di comunicazione la scrittura, quello che mi preme è provocare reazioni, che siano sorrisi oppure lacrime, quindi ilarità o commozione. L’importante secondo me è riuscire a catturare l’attenzione visto che al giorno d’oggi con tutti gli stimoli che ci sono è veramente diventato complesso.

In effetti hai scelto un argomento ad hoc.

Dopo i primi esperimenti, che hai già citato tu, spero che La prima donna provochi sia l’una che l’altra emozione, quindi sia commozione che ilarità perché non è soltanto un argomento pesante da trattare.

A proposito dell’argomento, secondo te una donna ed un uomo comune sino a che punto possono capire la sofferenza di un percorso difficile come quello di Gabry? Credi che il tuo libro possa aiutarli in questo?

Mi auguro proprio di si, i transessuali possono far paura. C’è tanta ignoranza e tantissimi pregiudizi sull’argomento che ho scelto: non ci è stato presentato come avrebbe dovuto esser presentato dai media, che lo hanno reso un fatto scabroso, una degenerazione come fosse un male dettato dal permessivismo modermo. Invece non è così, è una condizione che spesso è confusa con l’orientamento sessuale. L’identità di genere è tutt’altro e c’è molta, molta ignoranza rispetto a questa tematica.

Giustina, ti ringrazio dell’intervista, ma per chiudere ti chiedo due aggettivi che spronino a comprare il tuo libro. Se dovessi suggerirlo ad un’amica?

Se fosse un’amica ne dovrebbe avere almeno due copie, una sul comodino e una sotto la gamba del tavolo che traballa [ride n.d.r.]

Facendo finta che il libro non fosse tuo allora?

Proverei a convincere un’amica così come provo a convincere gli altri lettori, da quando è uscito il libro ad aprile: è un lavoro che mi ha impegnato tanto, il frutto di una ricerca e di un omaggio che ho voluto fare a questo argomento. Spero non sia un libro per pochi, ma per molti, se non per tutti, che aiuti a capire un po’ le dinamiche e gli step del transito che è necessario effettuare per trasformare il proprio corpo nella propria dimora e cosa implica questo a livello umano e sociale, non soltanto fisico.

Ilenia Caito