Abbiamo qui con noi Giovanni Turi che si occupa di leggere gli inediti di narrativa che arrivano alla stilo editrice, ovviamente tu non fai solo questo nella tua vita, però a noi piace particolarmente questo aspetto. Dunque Giovanni, quanti testi vi arrivano in media al mese, cioè quanti romanzi al mese leggi in tutto? E quanti di questi sono una tortura per uno che ama la buona letteratura?

Buongiorno a voi.  Mediamente all’indirizzo della Stilo Editrice me ne arrivano una decina al mese e considerando che siamo un piccolo editore, non son pochi. Di questi dieci diciamo che otto vengono subito scartati, perché non sono assolutamente all’altezza, e sugli altri due si fa una valutazione più approfondita. Si consultano anche altri membri del comitato editoriale. Successivamente se i due testi risultano validi, si cerca di contattare l’autore.

Giovanni Turi (editor Stilo Editrice)

Giovanni Turi (editor Stilo Editrice)

Senti, ma avete dei criteri particolari?

Innanzitutto si tiene un occhio di riguardo al mercato editoriale, ma è fondamentale la qualità degli scritti. È ovvio che si mira ad uno stile pulito, elegante, che abbia qualcosa di originale da raccontare. Poi entrano in gioco inevitabilmente altri fattori. Ad esempio abbiamo pubblicato da poco I Fuoriusciti, che sono dei racconti abbastanza particolari e interessanti e quando a gennaio ci sono arrivati dei racconti molto simili di un altro autore abbiamo dovuto scartarli: il piccolo editore che ha già scommesso su una tipologia di testo, prima di replicare attende un po’.

Senti Giovanni, puoi raccontarci un aneddoto particolare che ti è capitato facendo questo lavoro e avendo a che fare con gli scrittori che, insomma, tutti sanno che sono dei tipi un po’ strani. [un po’ fuori dal mondo] si.

Succede di tutto. Qualche aneddoto…un autore mi invia cinque testi inediti in valutazione [cinque romanzi?] si cinque romanzi. Gli rispondo: “Guardi di solito se ne invia uno si instaura un contatto con l’editore, puntando sull’inedito migliore'” e lui mi ha risposto: “Ma il romanzo migliore è sempre quello che non ho ancora scritto e intanto io invio tutti gli altri”.

Oppure a volte, nonostante sia specificato sul sito della casa editrice che valuto solo opere di narrativa, che i testi di saggistica vanno spediti in cartaceo all’indirizzo della casa editrice, mi arrivano testi di altro genere e gli autori pretendono che io li legga.

Mi rendo conto, senti Giovanni tu cosa consiglieresti ad un giovane scrittore di fare o di non fare, nel momento in cui presenta un’opera o un lavoro ad una casa editrice?

Sono tanti i consigli. Fondamentalmente prima di iniziare a spedire il proprio testo a tante case editrici, cercate di farlo valutare, magari non ad amici ma a persona che si stimano e che ci possono dare un feedback, un riscontro sincero. Perché chiaramente, a volte, le proprie aspettative sono assolutamente infondate, quindi innanzitutto farsi consigliare. [non farlo leggere solo alla propria sorella, insomma] certo, neanche ai propri genitori o amici del cuore, magari ad un’insegnante o a qualcuno che si stima.

E poi bisogna leggere tantissimo sia i classici, sia i testi contemporanei, per farsi un’idea di cosa ci ha preceduto e di qual sia l’attualità della narrativa.

Poi valutare attentamente la casa editrice alla quale si spedisce, quindi cercare nelle librerie qualche testo di quell’editore, valutare il catalogo. Ad esempio noi non abbiamo mai pubblicato fantasy, ma ce ne arrivano in continuazione e a meno che non si decida di aprire la collana al fantasy, sono testi che hanno pochissime chance, quindi bisogna valutare anche questo.

Bhe si certo, gli scrittori magari, tentano tutte le strade non rendendosi conto.

Si, infatti è un errore tante volte inviare lo stesso testo a venti o trenta editori. Ovviamente i tempi di valutazione sono lunghi, magari poi capita che il testo è valido, prendi contatti con l’autore e lui è già in trattativa con un altro editore.

Senti Giovanni, una curiosità, quanti dei ragazzi che dicono di voler fare gli scrittori, hanno realmente le competenze e il talento per poterlo diventare e quanto di modaiolo c’è in queste aspirazioni?

Impossibile fare una statistica. Sicuramente rispetto ad un ventennio fa, ci sono tanti più aspiranti scrittori legittimati ad essere tali, perché con internet effettivamente è molto più facile documentarsi, ambientare il proprio romanzo all’estero, magari con google maps…

Sono aumentati gli strumenti a disposizione, però non è solo un luogo comune quello per cui in Italia tutti scrivono e nessuno legge.

[quindi effettivamente un po’ è così, c’è un po’ di moda]

Si c’è un po’ di moda…Speriamo di diffondere la moda della lettura, aiutateci in questo [eh si sicuramente].

Senti per concludere, un paio di domandine: Ti piace il tuo lavoro? Ti dà soddisfazioni?

Mi piace tantissimo, ho sempre sognato di fare questo. Soddisfazioni culturali e professionali si, economiche no, ma questo è un altro discorso.

Consigliaci un libro.

Uno solo? Vi consiglio dei romanzi meridionali: “La guerra dei cafoni” di Carlo D’Amicis della minimum fax anche se non è il suo ultimo; “Vicolo dell’acciaio” di Cosimo Argentina; “Dieci” di Andrej Longo.

Benissimo noi ti ringraziamo Giovanni per i tuoi preziosi consigli e per esser stato qui con noi, a presto e buon lavoro.

3 Risposte to “Intervista a Giovanni Turi (editor Stilo)”


  1. […] Da oggi qui sul blog trovate anche l’intervista a Giovanni Turi, editor della casa editrice st… […]

  2. Giovanni Says:

    accidenti… è terribile leggere un’intervista per la radio… non ci voleva un po’ di labor limae prima della trasposizione?


  3. Per questione di tempi (per non perdere il timing dell’intervista e per non accavallarle) la pubblichiamo così, anche perché c’è il podcast e la si può sentire da lì. Però essendo tu un editor, giuriamo di ripulire il testo appena possibile :)

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